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venerdì, 31 ottobre 2003
Accovacciata sulla sedia ridendo come una cretina...questa sono io in questo momento.
Ho voglia di stare bene. Studio intenso per soddisfare la coscienza. Momenti tranquilli e sereni con la mia notte. Ora voglio la serenità di cui ci siamo privati a lungo. Sono testarda e ostinata. La avrò. La avremo. Manca anche una serata tra donne alla riscossa di un piacevole nulla tra una cena e risate. Arriverà anche quella.
Sorrido.
Ciascuno di noi desidera qualcosa che non gli appartiene. io mi limito a pensare ciò che non sarà mai mio. Mi limito a posare la mente su qualcosa che non sono io e che per questo non avrò mai nè desidererò possedere. Anime per loro stesse che si accostano alla nostra vita o si avvicinano gravitando in un oceano sconfinato di contatti. Voci che lasciamo entrare tra desideri i cui confini sono troppo spesso mal delineati e si confondono facendoci cadere in terre sconosciute. Invasioni e punizioni che non voglio provare. Stupido bisogno di appartenenza, stupido bisogno di sentire che qualcosa ci appartenga oltre a noi stessi. Non io. Meraviglia di due anime per se stesse che si accostano in qualche modo stringendo patti e rimanendo due senza fusione. Animale selvatico razionale. Continuo a sentirmi tale. Non c'è bisogno di appartenere per amare. Non c'è bisogno di essere di qualcuno. non si può essere di qualcuno. Si può essere per qualcuno con una dedizione senza eguali. In prestito per un tempo indeterminato mai mai infinito, mai un per sempre perchè un corpo non possiede un "per sempre". Tempo che finisce. Un giorno. un mese. Un anno. Una vita. Tempo finito e non quantificabile a priori. Senza pretese, solo la voglia di essere per una persona e di esserci nei momenti insieme. Per il resto animali selvatici. Solo questo. Non ci sono altre strade. Per me.
giovedì, 30 ottobre 2003
perchè non capisci........?
Io potrei non dire nulla...sarebbe meglio.
Quando si dice non capire...quando si parla di incomprensioni. Perchè le parole sfumano nel nulla? Percorrono strade per essere dimenticate. Si capisce e si ricorda solo quello che fa comodo. Non ne posso veramente più. sono stanca e sto male. mi sono rotta i coglioni di stare così. Andateve tutti a fanculo. Non morirò per nessuno.
Piccolo sfogo personale. Per un secondo mi sono concessa di scostare la tenda di razionalità che copre i miei pensieri.
Un po' meglio. Decisamente meglio. Il respiro resta mozzato e lo stomaco duole un pochino ma non importa. La cosa importante è che la mia testa torni a funzionare e per il corpo c'è tempo. Non è fondamentale per l'attività di questi giorni. Importante si ma fondamentale no. Un po' di riposo. Due chiacchere. Un pranzo colorato da qualche foglia di insalata pomodori che non potrei ingurgitare e peperoni rossi conditi in modo da sentire un po' di sapori. Il pranzo, anche se poco soddisfacente mi ha fatto bene. Ora nella mia stanchezza, fiacchezza dovrei trovare la voglia per concludere qualcosa dal punto di vista didattico. Entro sera vorri aver immagazzinato almeno una blanda quota di nozioni. La casa è pulita e profumata ma come sempre del resto. La mia mente vola ad una cena fuori milano. La mia mente vola su una voce che non è la mia. Ancora per un po' posso permettermi di lasciarla vagare. Ancora una mezz'ora forse per poi ricominciare. Stasera sonni caldi e dolci. Intrecci di abbracci e coperte calde. una coperta per due corpi. stasera.
Tutto arriva piano piano. Il tempo non può ma ognuno di noi col suo aiuto può cambiare o solo modificarsi al meglio. E così sarà. Occhi dolci che torneranno a sorridere senza malinconia. Lo prometto. In qualche modo, in tutti imiei difetti e nel mio modo così diverso di provare qualcosa. Qualcosa cambierà perchè ora è troppo importante per lasciarlo sfuggire, perchè ora un nuovo errore potrebbe rvinare tutto e sgretolarlo in tanti pezzetti...pezzi così piccoli da non essere più in grado di trovarli o di vederli.
E per quel che riguarda solo me, non capisco. Ho una stanchezza quasi invalidante che mi avvolge e blocca le mie membra. La mia testa è come paralizzata. Temo 'improduttività anche in questa mattina. e il tempo passa. E il tempo diminuisce secondo dopo secodno....e io non posso non farcela questa volta. non posso e non devo. Forse dovrei svagarmi un po'...ma non credo sa questo. Giorni in montagna di piacevoli e oziose coccole non mi hanno rinvigorito mentalemnte e io continuo a palleggiarmi tra numerosi libri che ancora non conosco. Troppo. Troppo lungo. Troppo grosso.
Perchè sono così stanca. Perchè mi sento così affannata?
Un nuovo giorno e un nuovo modo per far bene quello che mi sono programmata. niente reparti noiosi oggi, hanno lasciato il posto a ore di studiono che devono essere produttive. Il mal di testa si è affievolito e così i resto di quei dolori che mi fanno sembrare una settattenne invece che una ragazza. Ma tutto procede. Ieri meraviglioso cibo cinese e occhi dolci hanno accompagnato e allietato la mia serata. Cibo. cibo e dieta per perdere due o tre stramaleddettissimi chili che stonano più nella mia mente che nel mio corpo. Il mio gatto come ogni mattina se ne sta accovacciato sulle mie gambe per prendersi la sua dose quotidiana di coccole e poi tornare a dormire sul divano o sul tappeto della cucina. Tutto come sempre, tutto nuovo col nuovo giorno. Ho biogno di provare senso di soddisfazione, ho bisogno di sentirmi affaticata e aver raccolto in me quello per cui mi sono affaticata. Oggi deve succedere, deve essere così. La tensione accumulata in questi giorni con i nuovi impegni è veramente alta e io comincio a sgretolarmi sotto il peso di essa. Ora il controllo recupererà ogni parte di me. Non posso stare male. non ora. E' solo l'inizio.
mercoledì, 29 ottobre 2003
Qualcosa che non trovo...non vedo
ma nulla è per sempre.
Non esiste il delitto perfetto.
Razionalità. Ci è stato fornito questo meraviglioso mezzo. Rabbrividisco al pensiero che ci siano esseri iincapaci di una razionale introspezione e di una razionale valutazione dell'accaduto. Razionalità che permetta di non pentirsi delle proprie azioni. Razionalità che castighi l'animo tormentato dal nulla. Razionalità associata alle emozioni.
Razionalità
Fantasmi del passato si accalcano di fronte alla mia porte e mi spingono. Mi spingono fuori. non mi permettono di vivere il mio mondo. Ora sto aggrappata e sotto a me il vuoto, davanti a me il mio mondo, nelle mie tasche quello che resta del mio controllo. Tensione che aumenta sguinzagliando una mente che vede quello che probabilmente non esiste, che non legge parole....parole ma non per me. Le sillabe che compongono la parola "scelta" si illuminano una dopo l'altra e io fatico a guardarle. Occhi stanchi e testa dolorante. Mani fredde e dolori che non finiscono. Ripenso. Ripenso. Vedo il passato che ritorna per trovare una nuova forma, per reincarnarsi in nuove passioni che non esistono. Vedo quello hce non dovrei vedere, vedo il dolore che si avvolge intorno al mio corpo sempre più stretto mentre il mio respiro si fa affannoso, mentre le mie mani cominciano a tremare, mentre lamia testa è invasa da capogiri incontrollabili....fino a quando cadrò piva di sensi su una terra fredda e bagnata che ho scelto con la mia ragione. E allora non potranno esserci pentimenti. Lacrime amare non laveranno via il rimorso che ha trionfato sul rimpianto. Dannata consapevolezza. Dannata introspezione. Mentre me ne sto davanti a questo schermo a vomitare stronzate chissà cosa accade fuori? Chissà cos'è accadutto ieri mentre ero qui davanti?E quello che è accaduto in passato in parte mi è chiaro. Sospiro e torno al mio compito. Sospiro e torno sola.
martedì, 28 ottobre 2003
Stasera non ci sono per nessuno. nell'oscurità della notte non riesco a sfumare pensieri debolmente illuminati da una fonte apparentemente senza fine. E me ne sto qui seduta a digitare tasti riempendomi la mente di domande che assorbiranno ogni mia energia nel trovare risposte o supposizioni che ne facciano le veci. Me ne sto qui, tra una sedia e il letto, tra freddo e coperte calde ma comunque sola a pensare a cosa, come, quando ma soprattutto perchè. Tutto svanisce, tutto si confonde tra strade percorse di cui riconosco il profumo della polvere, e strade mai calpestate in cui ogni briciola, ogni granello di sabbia è pronto ad accogliere un nuovo ricordo. Ricordi e paesaggi, ricordi e volti, ricordi e parole, ricordi e solitudine mai spezzata, ricordi e solitudine mai disprezzata. Forse sono le parole ora a tenermi compagnia, forse sono io, forse sono le domande che interminabilmente si accalcano sulla soglia del mio pensiero per attirare la mia attenzione. Attenzione affievolita dalla stanchezza, dal dolore fisico per un corpo che non sta funzionando al meglio. I soliti sospiri regolari che nascondono col soffio di un'illusione le palpitazioni percepite distintamente.
E ora un girasole...un girasole nella mia mente. Cerca per tutta la sua vita la fonte al di fuori di se e muore appassendo avendo stretto solo occasionali raggi scivoltai sui suoi petali. Amo i girasoli perchè non sono un girasole. Amo i girasoli perchè non vivo come un girasole. Amo il girasole perchè sa amare anche se nel modo sbagliato.
E non ci sono codici nelle mie parole, non ci sono significati profondi stasera che qualcuno potrebbe comprendere al di fuori di me. Ci sono solo parole_compagnia. Coperte di pensieri per scaldarmi coperte di silenzi avvolti da punti interrogativi che non riesco a diradare. Foreste di domande a cui io non posso fornire risposta.
Studio e interesse che lampeggiano come una luce non meglio identificata...il mio pomeriggio. La parte personale di questo pomeriggio. Mattina in un reparto nuovo dall'indubbia utilità ma decisamente noioso. E tutto scorre tra le perplessità, tra la voglia più o meno accentuata di applicarmi e vincere una lotta contro al tempo. Tutto scorre tra il desiderio di cibo e una stupida dieta per perdere un paio di chili che forse non si vedono neanche. Tutto procede ma quando guardo l'altra parte di me, quando guardo noi manca qualcosa. Astio e desiderio di litigi che innondano un'isola felice su cui eravamo naufragati. Parole e pensieri che non trovano pace e che continuano ed essere rimescolati nel presente creando disagio e confusione quasi fosse una necessità. Non ne vedo l'utilità, cerco di far trasparire la voglia di lasciar scorrere tutto, di lascia rubare tutto dal vento del tempo che passa. Stupide parole in una sera fredda che rimangono apppiccicate senza un motivo reale o senza un motivo che io possa comprendere. annullo e elimino quello che crea problemi e mi infastidisce un po' restare aggrappata a sciocchezze. Qualcuno mi ha detto che io so eliminare quello che non mi interessa e mi applico solo su quello che mi piace o su quello a cui le mie scelte mi portano. E' vero. Forse è negativo, forse è un po' estremo ma è reale. Non trovo spazi per quello che è inutile. Non voglio trovarli e quando altre scelte mi impongono di specchiarmi in tanta inutilità non mi sento a mio agio. Guardo, valuto quello che per me è importante e tengo in considerazione le poche persone che hanno un peso nella mia vita. Il resto esiste, lo osservo ma non mi riguarda. Osservo e cerco di comprendere ma non posso perdere tempo prezioso in ciò che non mi riguarda. Non posso occuparmi di tutto...nessuno può occuparsi di ogni cosa e allora si sceglie.... Non voglio inutilità e trascinare una discussione come questa lo trovo estremamente controproducente e sterile per me, per te e per noi.
Scioglere le incomprensioni con le parole...
domenica, 26 ottobre 2003
Non serve raccotare per ricordare. Non serve scrivere per stringere emozioni vissute. Non ora, non in questo momento. Dai miei pensieri fuoriescono le risa e le parole sussurrate in questi giorni. Tutto rimbomba tra le mura della mia mente colorate dall'autunno. Senza sosta. Immensa pace nella pace. Neve al sole che acceca occhi delicati. Coperte calde per custodire segreti. E i sospiri nella notte. Il vento sul viso dondolandosi su un'altalena. E ancora...e ancora...e ancora...
Sono stata bene.
mercoledì, 22 ottobre 2003
Sospiri di tranquillità rimbalzano contro mani fredde e stomaco bruciante. Poche ora di studio intenso e ora comincio a pensare a cosa preparare per pranzo. una dieta accurata dovrebbe prendersi cura del mio corpo che assorbe tensione e la ripercuote su gli organi più vulnerabili. un'attenta cura del cibo ingerito mi aiuterebbe ma come al solito non ne ho alcuna voglia. Scrivo e rispondo. Leggo e aspetto. Le campane risuonano attorno a me imponendo la percezione del tempo che non ha misure nella mia mente. Almeno in questo momento. Spazio e tempo che si annullano nelle azioni e nella mente. Sento ronzii, non sentomusica, non sento voci. Miagolii improvvisi spezzano un silenzio senza tempo. Tempo. Il tempo non mi spaventa più ora.
il mio prezioso sangue rimarrà nel mio corpo. nessuna donazione oggi. Nessuna parte di me verrà persa per qualcuno di cui non conoscerò mai l'identità. Penso alla potenza dei piccoli gesti. Al valore delle cose e delle azioni. Quanto stupore, quanta meraviglia nascono guardando attorno con occhi attenti e semplici. Ogni minimo gesto e ogni componente di quello che mi circonda riesce a farmi sorridere. Sorridere nell'amarezza. Sorridere nel dolore. Sorridere per me. Parole che possono apparire banali. sofferenze che sfumano nell'ambiente che osservo, perfino nel cielo grigio di milano che qualcuno disprezzerebbe tanto, nella pioggia scrosciata forte questa notte, nel freddo al risveglio uscendo dalle coperte, in sangue donato per qualcuno o per nessuno, negli occhi di un gatto nero che vive per se stesso accanto a me. Sveglia con un cappuccino caldo tra mani fredde, sveglia tra parole scritte con amore e angoscia e tra pensieri spigolosi e scomodi da affrontare. Quotidianeità di impegni che sviscera tutto il mio caro controllo. Sono sempre meno le cose di cui bisogno, diminuiscono a scapito o a favore di ciò che desidero. Non che mi accontenti di poco, il mio tendere infinitamente non si è mai fermato, riesco solo a trarre maggior soddisfazione da quello che possiedo o da quello che mi sta attorno. Esiguità e preziosità. Due parole che racchiudono il mio mondo in continuo mutamento, il mio mondo in una continuo ricerca, il mio mondo per molti incomprensibile, il mio mondo di fini compromessi. Smetto di scrivere per tornare, per andare, per sparire e ricomparire ai miei occhi. i pensieri ancora non si fermano e le dita li seguono tra questi tasti che hanno visto lacrime e felicità, rabbia e delusione....hanno visto la mia anima. Forse sarà un buon giorno. Tutto in forse. Tutto tranne io.
martedì, 21 ottobre 2003
un timore
una sera
una bugia
Buona notte a me. al mio stomaco. alle mie paure che non temo. al silenzio. Solo buona notte.
E' stato bello. Quasi emozionante. Tornare dopo molto tempo in una piccola parte del mio mondo. Rivedere gli stessi visi lasciati tempo fa. Sentirsi in un vortice di calda accoglienza e vedere che non è mutato quasi nulla. Do oggi in poi mi aspetteranno lunghi periodi tra quelle mura, con quellle persone. Ne ho voglia. Sono contenta. Lunedì un nuovo inizio. Nuovo reparto e vecchi compagni. Avevo bisogno di liberarmi da quelle bende che mi mummificavano sepolta in questa casa. Mi ha fatto bene. Mi sento bene. Poi si vedrà.
Sveglia quando ancora tutto è buio. La notte che svanisce nel giorno non ha portato con se il dolore che mi ha assillato per tutta la serata. i pensieri si sono calmati. La mente non ancora in perfetto ordine cerca spazio e concentrazione. Nuova giornata. Nuovi pensieri. Nuove azioni. La clessidra del tempo non ha mai smesso di funzionare ma io torno a vederla solo ora dopo un sonno crepato da fitte e bruciori. Non mi arrendo mai.
lunedì, 20 ottobre 2003
Non riesco a sorridere. Premo la mano contro il mio stomaco affinchè mi dia tregua, affinche mi lasci scivolare in un sonno rigenerante. Ma nulla. Nulla, il dolore si irradia al petto e fatico a respirare. Brevi attimi di apnea mi sembrano infinitamente lunghi.
Il mio corpo. Il mio controllo.La mia anima. il mio cuore. un tutto scisso da contrasti senza chiara soluzione.
Continuo a guardare la piccola creatura che siede sulle mie gambe. La sua testa appoggiata sul mio braccio. Forse non sono sola.
Non so. Non posso. Non ora. non so quando. non voglio questo.
Scrivere ancora. ancora un istante. un solo minuto piegata per soffocare lo stomaco che brucia. Piegata per nascondere il dolore che ormai è diventato fisico. Formule magiche per far svanire la rabbia e l'amarezza dei ricordi. Formule per mutare questi deleterei sentimeneti in forza per continuare. una barca in mezzo al mare. Nemmeno un sussuro udito in lontananza. Nemmeno un eco trasportanto dal vento. Io sola in un mare di rinunce. in un mare di silenzi.
Fedde note si mischino al ticchettio della pioggia in una danza senza respiro. L'ultimo balletto. Verso il nulla. Verso un'immensa speranza. Consapevolezze che si fanno strada tra lontananze e dubbi, ricoprono strade umide di ricordi. Parole scorrono in cerca dii un contatto. baci dolci ci riportano in una dimensione che non è stata la nostra, una dimensione che ci ha appartenuto solo per istanti di sguardi lontani e desiderio misto a paure e confidenze. e ora gocce di poggia bagnano il mio corpo senza che me ne renda conto. non sento il freddo che mi avvolge.
Questo silenzio, questo silenzio che parla e ascolta. questo silenzio che porta un nome. questo silenzio tra la pioggia che scivola sui i nostri visi lontani lacrime di occhi in ricerca. per tutto quello che non si può vedere. per tutto quello che è. per te.
domenica, 19 ottobre 2003
Desidero che il tempo muti in ricordo. Vorrei smettere di seguire l'ombra dell'amore che ho provato a lungo. Tutto sfuma tra albe che non si ripresenteranno più ai miei occhi e tra tramonti senza fine che addolciscono la vista lasciando una triste e malinconica amrezza. Tutto viene ammucchiato per essere trasportato nei gorni senza che nessun petalo vissuto possa essere perso. Passo dopo passo a piedi scalzi su terra fredda. Solo i sibili del vento come compagni di viaggio verso qualcosa che mi ha riportato dove sono partita. Labirinti profumati per ingannare l'animo in cerca di uscita. Le lacrime piovono e ripuliscono un cuore che possiede amore di cui ora non può farsene molto. Non sono in grado di operare una conversione di quello che provo, non sono in grado di preservare ciò che dovrebbe mutare in cura di me stessa. Libri e pagine da sfogliare mi narrano di emozioni eterne ma tutto finisce tra le mani fredde e livide protese verso affetto da dare e non da ricevere. Fermarsi all'ombra della meditazione e allontanarsi da tutto, correre lontano in grotte buie dove ritrovarsi e riaggrapparsi a tutto quello che si può possedere. Solo me stessa. Attesa. Desiderio di vedere un volto lontano da tanta sofferenza. Questo è quello che mi occhi di cristallo vogliono osservare in questo momento. Questo è quello che i miei occhi fragili non vedranno. La ragione impone solitudine per non confondere sentimenti ingannevoli che si approfittano dell'animo in lotta e sanguinante di debolezza e forza mischiati assieme. Lontananza da tutto ciò che è stato dolore, da tutto ciò che è piacere. Solo foglie ingiallite che cadono lontane da me. Lontananze per osservarle senza che sfiorino il mio corpo che porta scolpiti i segni di ogni passione vissuta. Il mio corpo vive assieme alla mente ogni istante di pungente e gelida delusione. Le parole si stringono e non vogliono sfuggire verso terre ancora sconosciute. Parole a cavallo tra l'irrazionale e il reale. Cerco parole o immensi vaneggiamenti che mi riportino in una realtà dalla quale forse non sono mai uscita. Perchè tutto perde colore? Probabilmente sono io che non riesco più a guardare. Vedo ma non osservo. Sento ma non ascolto. Interminabile caccia al tesoro in cerca di lucidità. Miagolii. Guardo i suoi occhi, il suo manto nero mi dona calore. Un fuoco caldo in una notte senza tempo. Tutto prosegue su un lungo nastro che scorre lentamente per permettermi di voltarmi e vedere cos'ho lasciato alle mie spalle. Tutto scorre troppo lentamente.
Burrocacao alla fragola disegna nella mia mente boschetti innevati e ricori che sciolgono i pensieri del presenti in un'infinito di desideri e parole sussurrate. Le notti del passato ritornano a farmi visita portandomi in dono i sorrisi scambiati. volti e occhi si incrociano in un turbinio di emozioni sempre contrastanti che si infittiscono percorrendo la strada verso il freddo presente. Presente intarsiato di delusioni e sofferenza da domare come un cavallo imbizzarrito. Sconcertanti azioni mi si ripropongono in uno spettacolo che osservo con attenzione, in uno spettacolo per cui ho pagato troppo il biglietto d'entrata. Il mio posto è stato abbandonato dal mio corpo che rifugge le luci del palcoscenico intimorito dalle immagini rappresentate. Ferma in me stessa osservo e cerco di comprendere cosa mi appartenga in questo momento al di la della voglia di occuparmi di me come nessuno potrà mai fare. Pensieri e preoccupazioni percorrono strade solcate dai miei passi verso un mondo chiuso tra quattro mura di cui non scorderò mai il profumo indipendentemente da quello che accadrà. La testa duole e il dolore mi distrae dai compiti che mi sono assegnata per questa mattina. Aria fredda fa da contorno a questa visione reale di ciò che non può esserlo. Le proiezioni terminano nel concreto e l'affanno mi spinge verso un fiume di lacrime che non riesco a far scorrere. Mani ch muovono verso la solitudine mi sringono e accarezzano la mia testa appoggiata sul ventre della dea del presente. in tutto questo cercoo comprensione, cerco di comprendere cosa, come o un perchè.
Lunga notte immersa nel sonno sotto al ponte dei pensieri. Accovacciata ho cercato solo calore e ho scacciato i pensieri che sono venuti a farmi visia. Non ero pronta per accoglierli. Troppo poca lucidità, troppi sentimenti contrastanti in lotta tra loro. Ora tutto deve riprendere. Ora ogni cosa deve tornare al proprio posto e io potrò permettirmi di concedermi a riflessioni senza tempo.
sabato, 18 ottobre 2003
Le parole non racconteranno mai quello che ho dentro. Per la prima volta sento di perdere tempo nello scrivere e riversare i miei pensieri. Quello che ho dentro stavolta non uscirà. Non ora. Non così.
Controllo e apparente freddezza patinano qualcosa dentro di me che si è frantumato. Dopo tanta dedizione, anche se forse non trasmessa nel modo giusto, sento che tra le mani non mi resta che la polvere del ricordo. Eppure io ho amato come non ho mai fatto, eppure non potrei trovare più amore di quello che avevo e provavo. Da un essere imperfetto non può uscire amore completo e io sono tremendamente imperfetta. ho fatto scivolare il pomeriggio tra la solitudine e la mancanza. A piedi nudi ho percorso tutte le strade che ho conosciuto in questi ultimi mesi. Ora me ne sto sola cercando di arginare il dolore che innonda ogni pensiero e ogni azione rallentata dalla fiacchezza procurata dalle lacrime. Forse preparerò la cena solo per perdere tempo e dedicarmi a qualcosa. Probabilmente non mangerò nulla. Non ho voglia di fare nulla. Penso. Penso e mi preoccupo. Penso e vedo quello che manca. Penso e comprendo quanto non sia facile sparire dagli occihi della persona per cui ti sei sentita qualcuno. Penso e capisco che posso che essere qualcuno solo per me stessa. Penso che quello che desidero non esiste. Penso che devo continuare a trovare il modo perchè quello che mi circanda non faccia male. Penso che mi devo prendere cura di me quando desidererei farlo per qualcunaltro. nonostante tutto. Penso alla testa che fa male. Penso che le mani stanno tremando. Penso che quei boschetti non vedranno mai cos'è l'amore. Penso e piango per bagnare e coltivare la pianta che mi ridarà la forza per andare avanti. Sola come sempre. Non svanisce mai nulla ma tutto finisce.
Perchè la luce del sole cerca di filtrare indiscretamente dalle fra le mie persiane rompendo la mia notte? Cullata nel silenzio dell'oscurità mi ritrovo a dover vedere un nuovo giorno perfettamente identico a quello trascorso. Miagolii e coccole cercano di protrarre la pace di palpebre chiuse e coperte calde che mi ha circondato in questa notte. Ora mi aspettano libri e passeggiate. Ora non so cosa mi aspetti realmente.
venerdì, 17 ottobre 2003
Inutile starsene qui ora a riversare parole triste o cariche di rabbia. Corrente di tensione che si trasmette attorno. Controllo attivato per riportare tutto alla mia normalità dove pezzo dopo pezzo sto perdendo qualcosa che si è frantumato da solo. I sogni non sbagliano. non è arrivato per nulla. Ci sono cose che difficilmente possono cambiare. Ci sono cose su cui non di deve sperare troppo perchè le speranze rischiano di trasformarsi in aspettative e queste vengono inevitabilmente sconfitte in una lotta impari con ciò che è ingestibile, con ciò che non ci appartiene, con ciò che sta fuori di noi.
Per il resto silenzi. Questa volta, per una volta i miei silenzi.
Un'incomprensibile ansia mi rincorre mordendomi ad ogni passo, in ogni istante.
giovedì, 16 ottobre 2003
Perchè fa ancora così freddo? Freddo dentro e fuori. Cerco calore artificiale che non arriva. Tutto è immobile come sculture di ghiaccio che aspettano un caldo sole per sciogliersi e lasciare solo il ricordo di quello che sono state. Le mani fanno male. Ferma su questa sedia mi perdo nell'aria irrespirabile che mi circonda. Sempre solitudine in un istante in cui sola non sono. Me stessa e le mie riflessioni che perdono peso e fluttuano tra le stanze di questa casa che vede il mio volto impresso su pensieri ansimanti in cerca di rifugio. Brividi. Continuano a percorrere il mio corpo senza che ne conosca la sorgente; all'interno tutto sembra in ordine, all'esterno quasi tutto è in movimento. Non importa la direzione l'importante è che tutto sia in moto, basta un inversione di marcia per cambiare il verso di ciò che muove verso il luogo sbagliato.
C'è qualcosa incastrato nell'idefinito. Tra ombra e luce. Distorsione di immagini e sentimenti che ondeggiano tra zone d'ombra senza fine. Seduta qui davanti cerco di districare gomitoli di pensieri e emozioni che non trovano la giusta casella per essere definiti e posti in esposizione affinchè la mia mente li osservi lucidamente. Forse basta chiudere gli occhi immergermi in un po' dimusica e lasciare che prenda inizio l'irrefrenabile analisi di quello che mi compone.
Sterelità riflessiva e stanchezza hanno accompagnato il silenzio di questi ultimi giorni. Forse mi reimpadronirò della parola. Scucirò la bocca interiore per lasciar sfuggire i miei pensieri. Quelli non trovano pace, si susseguono senza sosta.
domenica, 12 ottobre 2003
Certe parole si annodano in gola e diventa impossibile farle uscire qualsiasi manovra si tenti di eseguire. Le mani si raffreddano e la mente non percepisce più neanche questo. Allora un bagno caldo fornisce l'illusione di essersi recuperati appieno. Creme profumate e immaginarie voci amiche tentano di completare un quadro senza tela che aspetta di essere incominciato. E tutto viene trasportato da nuove consapevolezze che si materializzano tra gli spettri della stanza, tra le vibrazioni che aleggiano nell'aria fino alle nostre orecchie. Senti il tuo cuore battere e lo senti battere forte. Fingi di voler scacciare i ricordi ma poi ti rendi conto che non solo tali ma che sono desideri attuali e ricercabili in un futuro. Ammiri il notevole controllo acquistato e ti prendi attimi dove essere orgogliosa dei passi in avanti ma poi torni a vergognarti per quello che non hai fatto. Torni a vergognarti non per quello che qualcuno si sarebbe aspettato ma perchè era quello che desideravi donare e non ci sei riuscita. La tua promessa, il contratto con te stessa non è stato mantenuto e un fallimento si aggiunge alla lista non troppo lunga ma ugualmente deludente. Ti guardi ancora in uno specchio e sorridi per tutto quell'amore che il dolore che provi non cancellerà. Sorridi perchè sai che ci sarai sempre, che cercherai di essere quello che non sei stata fino ad ora, che potrai migliorare ingoiando lacrime amare per sorridere e far sorridere. Perchè prima o poi potrai tornare in qualche modo a dirgli che deve volersi bene sopra ogni cosa. Che anche se è stato abbandonato nessuno voleva volontariamente fargli del male. Che quelle due o tre persone che l'hanno fatto l'hanno amato veramente. Una di queste l'ha fatto per la sua vita e tu sicuramente hai amato con tutto quello che potevi dare e che non hai mai ricevuto prima d'ora. Allora ricominci a piangere pensando a quanta rabbia può albergare nel cuore di un bimbo che ti abbraccia cercando ma senza chiedere. Allora soffri sperando che questo lenisca i suoi dolori ma sai che non servirà. allora pensi che raramente nella vita hai desiderato qualcosa per l'altro. Allora torni a soffrire e non per quello che non potrai avere ma per il dolore che vedi dentro di lui trasmormato dal tempo trascorso. Allora capisci cos'è l'amore. Allora comprendi la differenza. Allora impari quanto sia difficile amare sulla tua pelle di bambina cresciuta e quasi indipendente.
Dove si mette, in cosa si trasforma tutto l'amore che si ha dentro se non c'è più la persona a cui dovrebbe essere destinato?
Non respiro.
Pensieri tra lacrime che troppe volte hanno sciolto il mio triste inferno lasciandolo gocciolare tra le braccia di una persona speciale. Troppe lacrime in cui ognuna porta scolpito lo stesso nome. Paziente sofferenza per qualcuno e non a causa di qualcuno. Il desiderio di rubare dolore. Il desiderio di riuscire a procurare serenità ad una persona. La preoccupazione. L'ansia. La volonta spesso spezzata da una parola e poi ricostruita ancora più solida. La lotta. L'inferno che precipita tra le braccia strette attorno all'altro. I programmi di piccoli gesti. Le incomprensioni.
Non avevo mai amato prima di quell'8 gennaio.
Malinconica solitudine. Malinconicamete sola.
sabato, 11 ottobre 2003
Leggo, scrivo e fraintendo con poco interesse. credere o non credere alla fantasia che muove una mente verso i vaneggiamenti più assurdi o verso le ipotesi più probabili. non mi interessa. Vedo la fine delle mie preoccupazioni senza comprendere quanti posti liberi ci siano ancora nel vagone del treno che mi porterà a domani. Quanta gente scenderà alla prossima fermata accalcandosi sulla banchina del disinteresse e dell'inutilità? Quanti ancora affolleranno spazi allontanati a forza dal mio essere fortunatamente imperfetta? Ombre e giochi di luci non mi permettono di vedere chiaramente. Non so se credermi o non credermi. Questa potrebbe essere l'ultima. Tutto potrebbe finire per ricominciare in una cornice differente. La stanchezza e la noia di determinati pensieri mi assalgono. Con un semplice gesto me ne libero scrollandomi di dosso i fastidi e lasciando scivolare cattiverie e bugie sfuggite dalle bocche ingannatrici di svariati individui. Ho fiducia in me.
Freddo avvolgente. Freddo assordande. Freddo offuscante. Tra le mura bianche della mia tana come quelle della mia anima lavata da sciocche illusioni, la temperatura è decisamente inferiore che all'aria aperta. Come se il calore del modo temesse quest'angolo o come se le mie acelte abbiano escluso effimero calore più o meno consapevolmente. Sta di fatto che me ne sto chiusa nella mia casa con un po' di musica e un piatto di insalata per sfamare un corpo che perde di peso per restituirmi quella sensazione di benessere e leggerezza persa da tempo. Ora attendo. Attendo la riparazione di caloriferi per scaldarmi artificialmente, attendo parole che arrivano trasportate da una vibrazione dell'anima invasa e percossa da fremiti di piacere e desiderio. Attendo un po' di riposo per ricominciare il mio studio. attendo pollo saporito.
Attendo il mio calore.
Caffè caldo e fumante scende nella mia gola e comincia a scaaldare ogni singola cellula del mio corpo per un risveglio rapido e un'acquisizione rapida di un po' di produttività necessaria in questa giornata che si prospetta intensa di impegni e forse di piaceri. La notte è trascorsa sotto coperte calde in un letto sempre troppo grande per una persona sola ma piacevolmente utilizzato. Come un oceano sconfinato di meraviglie ho nuotato tra le mie lenzuola in cerca di calore e di libertà interiore. Esseri schiavi in ogni modo. Essere liberi per desiderio. Un nuovo giorno. Un nuovo buon giorno. Gli spettri attendono nel loro universo l'arrivo di una nuova tormenta per uscire e confondersi col caotico vortice di nulla. Io sorrido loro piacevolmente. L'importante è solo non avere timore delle paure.
venerdì, 10 ottobre 2003
Com'è strano...a volte le cose mutano ma ci ritroviamo sempre in un punto che pensavamo di aver sorpassato.
Ascoltando note senza un ricordo. Ascoltando il silenzio di stagni che hanno assorbito il profumo del nulla. Ascoltando richieste che mi innervosiscono. Ascoltando chi cerca di prendersi quello che non è mio. Ascoltando un'amore che misteriosamente appare e scompare in una danza poco armoniosa che termina fuori dal nostro palcoscenico senza neanche un inchino. Guardo ancora una volta dove non dovrei guardare. Vedo ciò che non dovrei vedere. Sento quello che non mi interessa sentire. Dolore che scioglie i colori impantanado le mie dite alla ricerca della nuova programmazione per migliorare un oggi che si trasforma in domani sotto la vista sfocata da lenti difettose per scelta. Caffè caldo che mi tiene compagnia. Caffè salato da dolci lacrime. Sfioro ogni cosa e mi lascio andare recuperandomi periodicamente per non cadere da dove non potrei tornare. La mia forza come più grande dono e come terribile condanna. Le dita scivolano sui tasti con un po' di dolore e poca voglia. Dita che conservano i ricordi di due corpi. Dita che schermano i segreti più oscuri dell'anima. Oggi brucio in me stessa.
giovedì, 09 ottobre 2003
Mostro argentato che impara a vivere. Mostro argentato che scopre la maschera. Mostro argentato che riesce forse ad essere ascoltato. Mostro argentato che viene deluso. Mostro argentato che trova forza. Mostro argentato che non viene capito. Mostro argentato che non vuole essere capito. Mostro argentato che viene confuso. Mostro argentato che viene frainteso. Mostro argentato che osserva un'anima scura al suo cospetto. Mostro argentato al cospetto di un'anima scura in cerca di risposte. Mostro argentato in mezzo ai doveri. Mostro argentato in mezzo alle proprie scelte. Mostro argentato senza pentimenti. Mostro argentato sotto controllo.
martedì, 07 ottobre 2003
Quanta verità si è appiccicata ai mie pensieri quando ho letto solamente soli per la prima volta. Quante paure deviano dai veri bisogni. Quanta voglia di dolcezza. Quanto niente riempito da inutili sogni che non si avvicinano neppure al confine con la realtà dove mi trovo. Quante lecrime per nessuno e quanti errori per me stessa. Poi c'è tutto quello che lascia il niente. Tutto quello che lasciano le delusioni. Poi ci sono le delusioni.
Assolutamente sola. Forse è finalmente arrivato il momento di avere solo me stessa. Non c'è più nessuno. Nessuno oltre a me. Forse è il mio piccolo traguardo. Forse sono fortunata.
sabato, 04 ottobre 2003
Passeggio tra i miei pensieri. Giardini mai fioriti mi permettono di camminare e riflettere nel freddo di una cosa vuota. Io passeggio e passeggio. Mi vedo dall'alto. Sento i sussuri della mia anima e i sospiri che escono dalla mia bocca scuotendo le foglie dei ricordi colanti rugiada amara e bruciante di errori commessi ripetutamente. All'improvviso la mia voce cerca di coprire i lamenti improduttivi che alterano la quiete di un paradiso costruito dentro un corpo che non riesco a gestire come vorrei. E tutto è attesa di un qualcosa che solo io posso costruire. Attesa che maschera. Attesa che riveste un corpo infreddolito dall'autunno che incalza e scopre i rami delle piante mostrandoli in tutta la loro nudita. Progressivamente. La mia anima si scopre e si rivela agli occhi della ragione con il procedere del mio autunno interiore guadagnato dopo un'estate cocente di passioni e dolori roventi su ferite sanguinanti. Le mie stagioni si susseguono in attesa di un inverno che possa essere occupato da caldi abbracci tra la neve di magici boschezzi la cui forma ricorda quella del mio giardino interiore, a quella dei luoghi più magici che nascondo dentro di me per le poche persone importanti che mi gravitano attorno. Se solo riuscissi a mostrarlo. Se solo riuscissi a mostrarmi.
venerdì, 03 ottobre 2003
LA mia zattera è l'assuefazione e con essa navigo nel mio oceano di dolore. Il caldo presente scivola verso i fondali che accolgono i freddi dolori del passato e li fa riemergere. Un'eterno moto convettivo di richiami a quello che è già stato vissuto e che giace sepolto da sabbia fine in attesa di venir consumato dal turbinio delle correnti. la mia zattera mi porterà verso la salvezza o verso un lento deperimento fino alla mia fine.
A cosa posso credere?
giovedì, 02 ottobre 2003
Devo imparare ad ascoltarli. Ti sto cercando.
Bolle di sapone mi aspettano per ripulirmi dalla stanchezza residua di una giornata breve ma intensamente caotica. Sento ancora il profumo di caffè sulle mie mani. La musica in sottofondo accarezza ancora le mie orecchie con un'intensità coccolante e un distacco quasi surreale. Le risate non sono mancate neanche oggi assieme alle immancabili vampate di nervoso imbrigliate dall'autocontrollo. Ora sto decisamente bene.
Mi manca qualcuno che non ho potuto sentire nei miei istanti di pausa lavorativa. Ma che dico? oggi non ho avuto pause lavorative!
mercoledì, 01 ottobre 2003
Sono pagine di un qualcosa che è già storia sconosciuta accanto a pagine di nulla da scoprire.
Sono qui ferma tra soffici pensieri. Sono qui a guardare quanta strada ho fatto in poco tempo. Ho trovato molte consapevolezze da conservare, lavorare e modificare. Sto grattando via la polvere che nasconde le mie insicurezze e i miei difetti per metterli a nudo e modificarne i contorni smussando prima gli angoli e poi lavorandone il cuore. Sono qui a guradare il mio cuore nascosco dalla ragione, sono qui a cercare negli angoli più bui della mente quesi ricordi taglienti che sospirano appena ma che con la loro forza riescono a tenere in vita atteggiamenti da cambiare. Una lenta analisi di me stessa che mi permettere di tenere a fuoco quello che con molta facilità sfugge anche alla vista interiore più acuta. Le parole si sciolgono tra le mani mentre il mio io si sbriciole per essere riunito in un modo che possa essere migliore. Le apparenza servono solo a mascherare i lavori n corso che non trovano una fine. Lenta e progressiva ricostruzione per poi ridristruggere e risistemare, limare e modificare le tonalità dei miei "se". Tutto da progettare e pianificare per un futuro che non dura più di istanti. poi un nuovo futuro si affaccia chiedendo soluzioni più utili e meglio gestite. E tutto cambia nuovamene. Il turbinio della ricerca, del disordine prima del nuovo ordine.
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